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Pubblicato il 08 febbraio 2026
C’è un motivo se il wargame di Die Welt ha attirato tanta attenzione all’interno degli ambienti della sicurezza europea, al punto da diventare “un caso“.
Attenzione: l’Italia è un pianeta a parte. Buona parte della nostra informazione ritiene sia preferibile continuare a vivere nel “mondo meraviglioso” – cit. Zelensky – in cui la guerra rimane un problema degli altri, mai e poi mai nostro, figurarsi.
Eppure simulazioni come quella svolta in Germania raccontano un’altra storia, non propriamente da favola.
Lo hanno sperimentato sulla propria pelle i decisori politici, gli alti funzionari, gli ex vertici militari che si sono cimentati nel wargame che è oggetto di questo speciale.
È bene ricordarlo una volta ancora: per quanto possa sembrare uno scenario romanzato, una fantasiosa sceneggiatura e basta, simulazioni come questa vengono svolte regolarmente da governi ed eserciti.
Hanno uno scopo chiaro: capire dove risiedono le debolezze del sistema, prima che le scopra (e le sfrutti) l’avversario.
C’è una sola differenza: i risultati di quelle esercitazioni restano sempre segreti. Non questo, non nel nostro caso.
Ecco perché approfondire questa vicenda è importante.
Perché chiarisce che molte delle nostre certezze potrebbero vacillare nello spazio di poche ore. Perché spiega che la nostra sicurezza è più fragile di quanto pensiamo.
E perché un giorno, non così lontano, l’Orco nel villaggio potrebbe davvero sconvolgere la vita dei suoi abitanti.
Fine della premessa. Ora una domanda: dov’eravamo rimasti?
Risposta: alla fine di ottobre di quest’anno.
Le circostanze prese in esame vedono la Russia protagonista di un’incursione a sorpresa nel sud della Lituania, attraverso la costruzione di un corridoio fra Bielorussia e Kaliningrad.

L’obiettivo del Cremlino è ambizioso: modificare la mappa, tagliare in due la Lituania, isolare gli Stati Baltici dal resto dell’Alleanza.
Il tutto senza innescare una risposta militare diretta della NATO.
Sembra una missione impossibile. Ma il piano di Vladimir Putin è studiato in dettaglio.
Mosca ha ammassato truppe al confine con la scusa di un’esercitazione congiunta con la Bielorussia. Poi ha generato una crisi ad arte, creato i presupposti per giustificare una missione umanitaria fittizia, concepita per mettere sotto pressione la tenuta politica e militare della NATO.
E adesso? E adesso c’è dell’altro.

C’è che il Cancelliere tedesco non può saperlo, ma in un cassetto, pronta per essere tirata fuori al momento opportuno, Mosca ha preparato un’altra carta. È quella che prende in considerazione un attacco contro la Germania, qualora Berlino trovi dentro di sé il coraggio per rispondere alla provocazione militare.
Di nuovo: può succedere. Ma il vero quesito resta un altro: cosa accadrebbe “se”? Che succederà?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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