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Pubblicato il 17 febbraio 2026
🚨☢️🪖🇺🇸🇮🇷🇨🇳🇺🇦🇭🇺 Nulla è più prezioso del tempo. Soprattutto quando sta finendo.
Buonasera a tutti.
I colloqui fra Stati Uniti e Iran non hanno registrato la svolta auspicata dal regime di Teheran.
La Repubblica Islamica ha attivato il suo piano d’emergenza, attingendo a piene mani dal manuale classico della diplomazia iraniana.
Cosa dice la prima regola in questi casi?
Ovvio: comprare tempo.
Per capire cosa sto dicendo, sottopongo alla vostra attenzione alcune delle dichiarazioni rilasciate poco fa dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
Vi prego di prestare molta attenzione alle sue parole, poi le commenteremo:
“In questo round l’atmosfera è stata più costruttiva. Sono state presentate varie idee e queste idee sono state discusse seriamente, e alla fine siamo riusciti a raggiungere un accordo generale su un insieme di principi guida, sulla base dei quali procederemo ed entreremo nella fase di redazione del testo di un possibile accordo.
Questo non significa che possiamo raggiungere rapidamente un accordo, ma almeno il percorso è iniziato. Speriamo che ciò avvenga il prima possibile e siamo pronti a dedicare il tempo necessario, ma quando si passa alla stesura del testo, il lavoro diventa un po’ più difficile e più dettagliato.
Sono stati compiuti buoni progressi rispetto alla sessione precedente e ora abbiamo un percorso chiaro davanti a noi, che considero positivo.
Non è stata fissata una data specifica, ed è stato concordato che entrambe le parti lavoreranno sui testi di un possibile accordo; poi ci scambieremo questi testi e successivamente fisseremo un’altra data per il terzo round.
La roadmap non è definita come tale, ma ora abbiamo un quadro più chiaro di ciò che deve essere fatto e di ciò che dovrebbe essere fatto successivamente.
Naturalmente entrambe le parti hanno ancora posizioni che richiedono lavoro per avvicinarsi l’una all’altra, ma almeno ora abbiamo un insieme di principi guida e un percorso più chiaro da seguire”.
Domanda: cos’ha detto Araghchi?
Risposta: niente.
Il capo della diplomazia di Teheran ha semplicemente dimostrato che l’arte del conte Mascetti è viva e lotta insieme a noi. E che non è mai troppo tardi per uno scappellamento a destra.
Fine delle battute, torniamo seri.
Nel punto nave di ieri abbiamo parlato dei “limoni della fiducia” come metafora per stabilire le probabilità di successo di un negoziato.
Ecco, il senatore repubblicano Tom Cotton, poco fa, ha chiarito che anche il limone iraniano è stato spremuto, che gli Stati Uniti sono consapevoli che dietro le apparenze resta soltanto il desiderio di ingannare l’America: “È importante ricordare: l’Iran non ha mai vinto una guerra, ma non ha mai perso un negoziato. È giunto il momento che questo regime terroristico antiamericano abbia fine”.
Domanda: cosa dobbiamo aspettarci da qui a breve? È il piatto forte del punto nave di oggi.
Sappiate questo: la lettura di oggi sarà “esplosiva”, nel vero senso del termine.
Mi spiego: ricordate quando, qualche mese fa, Donald Trump sollevò la “nube atomica” annunciando di voler testare le “nostre armi nucleari su base di parità” rispetto ai rivali dell’America?
Ecco, ci sono sviluppi concreti dalla Cina. E non sono per niente rassicuranti.
Infine andremo in Ungheria.
Mancano meno di due mesi alle elezioni che possono porre fine al regno di Viktor Orbán. Ma più della situazione elettorale (è ancora presto) a interessarci è un’operazione false flag condotta da Budapest.
Piccolo spoiler: nel mirino c’è l’Ucraina.
Come dite? Dopo tutte queste anticipazioni è tempo di risposte? Avete ragione. Andiamo, non perdiamo altro tempo. Facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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