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Pubblicato il 18 febbraio 2026
🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Buonasera a tutti. Non so voi, ma il vostro blogger aveva 12 anni l’ultima volta che il Medio Oriente è stato testimone di un accumulo di forze paragonabile a quello che stiamo registrando in questi frangenti.
Cosa sto dicendo? Che bisogna tornare alle guerre del Golfo, a Iraqi Freedom (2003), per trovare un dispositivo militare simile a quello attualmente messo in campo dagli americani.
Ecco perché il Blog questa sera non può permettersi di girare a vuoto. Il punto nave odierno sarà dedicato interamente alla crisi iraniana.
Una precisazione: sto ricevendo diversi messaggi, anche in DM, interessati a stabilire “quando” l’attacco avrà luogo. Io vi ringrazio per la considerazione, ma vi consiglio di diffidare da chi si sbilancia pronosticando il giorno e addirittura l’ora esatta di una possibile offensiva.
Primo punto: nessuno ha la sfera di cristallo.
Secondo punto: qui non si tratta di una “scommessa“ da fare a cuor leggero. Non siamo nel campo dell’1X2 di una partita di calcio. Ci muoviamo su un terreno fangoso, scivoloso, scosceso. Molto pericoloso.
Per capirci: quella che può avere inizio in Medio Oriente è una guerra che rischia di reclamare un elevato numero di vite, una missione che rischia di trasformarsi nello spazio di qualche ora in un conflitto capace di infiammare, e a lungo, l’intera regione.
Sì, è un rischio che accompagna ogni guerra. Come si dice in questi casi: “Sai quando inizia, non quando finisce. Sai come entri, non come ne esci”.
Ma è un principio valido a maggior ragione per la battaglia che oggi appare imminente.
Perché? Perché gli avversari più pericolosi sono proprio quelli in apparenza più disperati, quelli che non hanno più niente da perdere.
Ora: la Repubblica Islamica sulla carta parte sconfitta in una guerra con gli Stati Uniti. Figurarsi in una guerra contro Stati Uniti e Israele messi insieme. Ma sia chiaro: l’Iran non è il Venezuela.
I tiranni di Teheran dispongono di mezzi per rendere dolorosissima la loro (eventuale) uscita di scena. Hanno affamato il loro popolo per decenni, aspettando questo momento.
È possibile che stia arrivando.
Spero di essere riuscito a trasmettervi tutta la gravità del momento. Il punto nave di oggi assumerà una forma leggermente diversa rispetto a quella tradizionale. Più che un racconto troverete informazioni in serie su tre macro-argomenti:
Adesso possiamo procedere. Facciamo un punto nave. Buona lettura agli iscritti al Blog.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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