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Pubblicato il 19 febbraio 2026
🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 “Se non vai nella giungla, la giungla viene da te”.
Buonasera a tutti. Stati Uniti e Israele sono pronti a entrare nella giungla. Questa giungla si chiama Iran.
Il punto nave di oggi prende il via dalle parole pronunciate poco fa da Bibi Netanyahu durante una cerimonia di consegna dei gradi con i cadetti ufficiali delle IDF, gli uomini e le donne che nei prossimi anni saranno chiamati a difendere Israele.
Non si tratta di dichiarazioni banali. Siamo in presenza di uno spartiacque nella politica di sicurezza israeliana, di uno stravolgimento della dottrina – il Mabam – che per anni ha ispirato il modo di pensare la difesa di Gerusalemme.
Insieme capiremo perché, ma prima consentitemi una piccola premessa.
Non solo ci muoviamo in un territorio inesplorato, non solo siamo sulle soglie di un’operazione che potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente. Quello che bisogna sottolineare è che senza neanche accorgercene stiamo già facendo i conti con la cosiddetta “nebbia di guerra”.
Di che si tratta? Di un principio che solo le potenze più evolute sanno maneggiare con cura, di uno spazio grigio in cui il flusso informativo diventa parte integrante della battaglia, strumento per cogliere il nemico di sorpresa.
Donald Trump è un maestro del mestiere. È un dato di fatto, una qualità riconosciuta loro malgrado perfino dai nemici dell’America.
Questo Presidente è imprevedibile, è l’emblema vivente di quel concetto chiamato “ambiguità strategica”.
Certo, c’è il rovescio della medaglia: un presidente imprevedibile risulta anche inaffidabile. Chiedete agli Alleati europei cosa ne pensano.
Ma in questo particolare contesto, a poche ore o pochi giorni da una probabile guerra, la peculiarità trumpiana permette agli Stati Uniti di costringere la Repubblica Islamica in uno stato di perenne incertezza.
Nel punto nave di questa sera cercheremo allora di penetrare questa cortina di nebbia, di distinguere ciò che sta realmente accadendo dal rumore di fondo.
E di capire dove finisce la strategia. Dove comincia la guerra.
Lo faremo con lo stesso schema di ieri, muovendoci attraverso i tre centri decisionali più decisivi del momento.
Washington, Tel Aviv, Teheran. Dispacci, segnali, mosse sul terreno.
Adesso possiamo procedere. Andiamo, facciamo un punto nave. Buona lettura agli iscritti al Blog.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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